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Honda CB750 Prototype 1968: venduta a 285.000$

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Messa all’asta per l’astronomica cifra di 285 mila dollari la CB750 Prototype del 1968, uno dei rarissimi esemplari pre-produzione realizzati con carter “sandcast”, nonché il primo modello arrivato negli Stati Uniti nello stesso mese della sua costruzione.

Lo scorso 31 gennaio, durante la consueta asta organizzata da Mecum a Las Vegas, questo esemplare unico Honda ha fatto battere il cuore di collezionisti e appassionati, confermando ancora una volta il fascino senza tempo della quattro cilindri giapponese.

Stiamo parlando di un capolavoro ricordato non solo per la sua unicità, ma anche per aver rivoluzionato il mondo motociclistico e l’idea stessa di accessibilità alle alte prestazioni. Non a caso, la CB750 è considerata da molti la prima vera superbike moderna, capace di ridefinire gli equilibri in un’epoca dominata dalle bicilindriche europee e dalle vibrazioni delle inglesi.

La CB750 venne inviata direttamente da Soichiro Honda a Bob Hansen, organizzatore ufficiale delle corse Honda negli USA, pochi mesi prima del lancio ufficiale della CB750 Four.

È l’unica Honda in America ad avere la scritta “Honda” fusa nei carter motore e sui coperchi valvole, anziché la consueta dicitura OHC 750, dettaglio che ne aumenta ulteriormente il valore storico e collezionistico.

Dal punto di vista tecnico, la linea essenziale, il quattro cilindri trasversale da 736 cc e il cambio a cinque marce rappresentavano per l’epoca una vera novità.
Pensiamo anche alle componenti del motore realizzate con fusione in sabbia o al sellino ribaltabile: siamo negli anni ’60 e ciò che oggi può apparire standard, o persino superato — come la forcella telescopica all’anteriore o il singolo disco freno da 295 mm — faceva parte di innovazioni tecniche straordinarie, autentici precursori del motociclismo moderno.

La moto è stata ritrovata circa vent’anni fa da Vic World, esperto che ha dedicato anni al suo restauro, consentendo al modello di vincere premi prestigiosi e attirare l’interesse di appassionati e addetti ai lavori.

Un lavoro, quello di Vic, di altissimo valore: il restauro filologico ha riportato la moto alle condizioni originali, così com’era al momento della produzione, rispettando storia, materiali e tecniche dell’epoca.

Piccolo appunto: diverso è il restauro cosiddetto “custom”, che prevede invece un semplice rifacimento estetico.

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